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Citofono: riparto delle spese

L’installazione di un impianto citofonico non può considerarsi innovazione da approvarsi con le maggioranze prescritte dall’art. 1120 c.c., ma una pura e semplice miglioria di un impianto comune.

Quanto, infine al diritto di ciascun condòmino di installare un citofono nell’edificio condominiale al fine di favorire, ad esempio, la propria attività professionale la giurisprudenza è orientata in senso favorevole, a condizione che non si arrechi pregiudizio alla sicurezza degli altri condòmini (Trib. Milano 21-11-1991, n. 9565).

Le spese di installazione, modificazione e manutenzione del citofono e del videocitofono vanno suddivise fra i condòmini, in parti uguali, prendendo come base il numero di allacciamenti. In pratica la quota di partecipazione alla spesa viene determinata dividendo la spesa totale non per il numero delle unità immobiliari servite dall’impianto ma per il numero di allacciamenti, in maniera tale da porre una quota doppia o tripla a carico di quelle proprietà esclusive che siano servite da due o tre allacciamenti.

Sono esonerate dalla spesa quelle unità immobiliari che non usufruiscono del servizio, come, ad esempio, le autorimesse e le unità immobiliari dotate di un autonomo ingresso.